martedì 29 aprile 2008
Arcigno 18 aprile 2008
Periodico d’informazione e approfondimento a cura di Arci Demos. n.3 18-04-08.
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Stazione FS - 23018 Talamona (SO)
Sede legale: via Trieste, 70 - 23100 Sondrio
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Arci News
Una novità degna di nota per il circolo Arci Demos è apertura del primo concorso fotografico. Il consorso è ad iscrizione gratuita e aperto a chiunque voglia partecipare. Il tema, unico vincolo del concorso, è lo sfogo. L’interpretazione al tema è però assolutamente personale lasciando così la massima libertà ai partecipanti. Il modulo di iscrizione e il regolamento del concorso saranno annunciata a tutti gli interessati mediante blog, myspace, newsletter, locandine e comunicati stampa. Per qualsiasi chiarimento o ulteriore informazione è possibile contattarci via mail, scrivendo ad arcidemos@gmail.com. Al termine del concorso, compatibilmente con i risultati ottenuti, sarà allestita un’esposizione fotografica con le opere dei partecipanti, presso la sede del circolo e presso altre sedi da definire. Tema del concorso: lo sfogo. Iniziate a scaldare gli obiettivi!
Attualità
LA VALLE VERDE
Riflessioni sconnesse sulle Politiche 2008 viste dalle Alpi Retiche
Il risultato delle elezioni politiche italiane è in parte scontato e in parte sconvolgente. Prevista era la vittoria di Berlusconi; sconvolgenti, per chi scrive, la scomparsa dal Parlamento della Sinistra, la vittoria schiacciante (65%) di Lombardo nella Sicilia fresca del caso Cuffaro –ma qui si aprirebbe un discorso molto lungo – e l’exploit della Lega Nord in tutta l’Italia settentrionale. Proprio parlando di quest’ultimo fenomeno, va detto che, se la Lega può vantare un successo in tutto il Nord, essa può tranquillamente tripudiare per il risultato ottenuto in Valtellina.
La geografia del voto leghista è agghiacciante. Alla Camera la Lega prende l’8.3% delle preferenze su base nazionale. Nella città di Milano, capitale politica del movimento di Bossi, il partito si colloca sul 12% dei voti, e il risultato nell’intera circoscrizione della Provincia di Milano (Lombardia 1) si mantiene comunque di non molto superiore (16%). Nella circoscrizione Lombardia 3 (Mantova, Cremona, Lodi, Pavia) il guadagno già inizia ad aumentare: 18.3% dei voti. Nella nostra circoscrizione (Lombardia 2: Sondrio, Como, Lecco, Bergamo, Brescia, Varese) – dove, alle scorse politiche, la Lega prese il 16.1% − si parla di 27.8%. Già questo balzo è notevolissimo. La Provincia di Sondrio regala, però, la sorpresa più grande: il 35.9% delle preferenze alla Lega. Dieci punti in più – grossomodo − rispetto ai risultati di Brescia, Como e Varese, che non sono propriamente zone ostili al movimento lùmbard. Perché questo comportamento radicale da parte dell’elettorato valtellinese? Perché questa differenza rispetto non solo ad altre Regioni d’Italia, ma anche ad altre province geograficamente e culturalmente a noi più vicine?
Il massiccio voto valtellinese per la Lega può essere letto in vari modi e risulta in parte comprensibile. Può essere letto come un voto di protesta verso un governo di centrosinistra litigioso e privo d’iniziativa. Può essere letto come un voto contro uno Stato inefficiente ed assistenzialista, che ricorre ampiamente a pratiche clientelari e di corruzione; pratiche non così radicate nella nostra provincia quanto in altre zone d’Italia. Può essere letto come un voto federalista, per un’emancipazione delle Regioni più ricche e produttive dal resto di un Paese sempre più a pezzi e in fase di declino. Può essere letto come un voto contro una classe politica lontana ed élitaria, a favore di esponenti politici che adottino un linguaggio e delle tematiche più vicine alla sensibilità popolare. Può anche essere visto, come sostiene l’on. Provera, come un premio per il buon lavoro svolto dal partito nel governo della nostra Provincia – teoria, a mio avviso, sicuramente faziosa e scontata, ma non del tutto improponibile.
Va bene. Però bisognerebbe anche che l’elettorato capisse alcune cose. Bisognerebbe capire che dietro all’estetica del partito di combattimento, duro e puro, che difende la valorosa stirpe celtica dalle macchinazioni romane, si nasconde una realtà ben più squallida: i deputati leghisti sono a Roma da più di dieci anni e sembrano ormai ben inseriti nella logica e nelle pratiche del più becero parlamentarismo italiano, che loro stessi condannano. La Lega non è un partito meno pulito di Forza Italia o dell’Udc, nonostante le apparenze: risulta essere – stando a un trafiletto pubblicato da Tito Boeri su Internazionale − il secondo partito italiano con la più alta concentrazione di candidati con precedenti penali (7% dei candidati), dopo l’Udc (9%) e prima del PdL (2%). Ciò non è indice di purezza né di una particolare integrità d’animo. Prescindendo, poi, sull’integrità ideologica dei deputati leghisti, ben propensi al compromesso almeno quanto i tanto vituperati democristiani, un’altra riflessione si presenta ai nostri occhi. La Lega ha condotto una campagna elettorale caratterizzata, principalmente, dal tema della lotta all’immigrazione e della sicurezza. I toni usati sono stati scandalosi agli occhi di chi scrive; l’elettorato valtellinese, invece, li ha evidentemente apprezzati. Ma non è un fatto paradossale che a Milano, città col più alto tasso d’immigrazione d’Italia e sicuramente città meno sicura dei ridenti paesini valtellinesi, Bossi prenda meno della metà dei voti che prende in Valtellina, terra non ancora “invasa” dagli stranieri ai livelli milanesi e certamente non particolarmente minacciata dal crimine, né micro- né organizzato? Come si può spiegare un fatto del genere? Forse il valtellinese soffre di una “xenofobia congenita”? Spero di no: credo che sia perché il valtellinese, più che problemi reali, percepisce “problemi immaginari” che non vive direttamente, ma che vede provenire da lontano, come nuvoloni neri da oltre le montagne, portati nella sua casa dai più beceri mezzi d’informazione d’Europa, e che sente come una terribile minaccia per il proseguimento della sua vita tranquilla. È vittima di un gioco creato dagli stessi vertici politici ed economici che pensa di combattere con il voto leghista, ma che in realtà non fa che incentivare: questi agitano tensioni razziste all’interno della società, a prescindere dagli effettivi problemi che essa vive, all’unico scopo di ottenere voti, mantenersi al potere e gestire lucrosamente i propri affari. Si crea mediaticamente un nesso inestricabile tra immigrazione e criminalità, ma perché non si ricorda che la maggior parte dei crimini avviene all’interno delle famiglie italiane – e lo dicono le statistiche? Ce ne ricordiamo solo per le dirette TV dai luoghi delle stragi, a quanto pare. Perché non si parla di mafia, mafia italiana doc, che ha in mano il Paese e che nei prossimi cinque anni non farà che aumentare il suo potere? Perché non si ricorda che la Lombardia è una delle primissime Regioni italiane per concentrazione di proprietà confiscate alla mafia ed attività mafiose, insieme a Sicilia e Calabria? Il valtellinese dovrebbe capire che la Lega non farà mai niente per risolvere tutto questo; non farà altro che cercare di rimuovere questi problemi dalla coscienza collettiva, tramite i media e la propaganda, a favore di un becero martellamento xenofobo che garantirà ai valorosi ed integerrimi suoi parlamentari poltrone più durevoli per una più comoda villeggiatura romana.
A.C.
INCHIESTA ALL’ITALIANA
“Report” e “Italian job”, due modi di fare inchiesta in tv
La nascita di un terzo polo tv, capace di rosicchiare mercato pubblicitario al duopolio Rai-Mediaset, è un’eventualità auspicata già da tempo per puntare ad una maggiore pluralità e qualità del prodotto televisivo e in particolare dell’informazione televisiva. La7 (Telecom), dopo un rodaggio fin troppo lungo, pare aver imboccato la strada giusta. Ne è prova la messa in onda di “Italian Job: vicende e truffe all’italiana” la domenica alle 21.30 dal 17 Febbraio per quattro puntate. Il programma fonde l’inchiesta investigativa con la candid camera grazie al lavoro dell’attore Paolo Calabresi. Colonna portante della trasmissione, attraverso le sue doti recitative, di trasformista e munito di una telecamera nascosta, Calabresi si finge di volta in volta “un altro” (senatore, rettore, giornalista). Come finto interlocutore di sindaci, senatori, cardinali, ci mostra quanto è facile fare affari sporchi nel mondo della politica e della finanza. L’idea è innovativa e di forte impatto perché ci sbatte in faccia fatti ben documentati da riprese video, e quindi impossibili da smentire e persino da commentare (in studio l’attore è sottoposto ad un finto interrogatorio che lega i video ed è pure voce narrante, commenta le inchieste principalmente con battute). Lo fa pure con una certa leggerezza ed eleganza distinguendosi da inchieste più urlate e meno pianificate che possono sfociare in clamorosi autogol (vedi il caso Sortino – Mastella a “Le Iene”) o in una grottesca caccia a Vanna Marchi (vedi Antonio Ricci). La logica del “truffare il truffatore” costringe però le inchieste di Italian Job a una brusca interruzione ogni qual volta il bluff dovrebbe cadere per chiedere conto pubblicamente dei comportamenti smascherati e denunciati dal programma. “Report” di Milena Gabanelli, di nuovo in onda da domenica 7 Marzo, non cade nell’equivoco dell’inganno ma conduce inchieste giornalistiche investigative di qualità tale da costringere l’interlocutore (dal politico al manager all’avvocato) a dare spiegazione di fatti documentati, avendo come uniche vie di fuga il silenzio o scaricare le responsabilità su altri. Un tale risultato nasce da un metodo di lavoro collaudato dalla Gabanelli e dai suoi collaboratori dal 1994 al 1996 con la trasmissione “Professione Reporter” in onda su Rai2. Dal 1997 “Report” riprende quell’esperienza e porta avanti l’inchiesta investigativa abbattendone i costi con una produzione interna di soli 3 elementi che media tra autori e Azienda. Gli autori sono freelance che auto producono la loro inchiesta con la costante supervisione dell’autore della trasmissione e poi la vendono alla Rai senza intermediatori. L'abbattimento dei costi e la libertà di azione dei video-giornalisti permette di lavorare anche 3 o 4 mesi su ogni singola inchiesta. Oltre a questa perfetta organizzazione, giornalisti come Sabrina Giannini, Bernardo Iovene, Stefania Rimini che collaborano da anni al programma, realizzano le loro inchieste con grande impegno personale e coraggio, qualità rarissime nel panorama giornalistico attuale.
La Volpe
Racconto a puntate di M.O.
"BREVE OPERETTA IN SVAGO RIFLETTENTE UN PARTICOLARE RIGIRO DI PENSIERI RIGUARDANTI CANCRO MORTE E FORSE VITA"
Capitolo primo,visione
e dunque era giunto per lui il momento in cui nel mondo degli uomini (così non succede in quello delle bestie) una persona che si spaccia per matura,responsabile e di buona cultura affronti il susseguirsi degli inaspettati eventi con la giusta altezza morale e con altrettanta fermezza d'animo.
sotto le sue occhiaie verdastre e la pelle cinerea si nascondeva mischiandosi al fondo il male.
gli era stato diagnosticato un cancro,questo in un primo momento lo aveva turbato portandolo a una qualche razza di mezza follia: un'improvvisa violenta spinta nel mondo dei miserabili.
un treno freddo.
il freddo del sentirsi oramai finito,un treno all'ultima corsa. l'ultimo tizzone ardente della speranza nata in lui aveva così ceduto con inchino al avanzata sorda dell'ombra della disperazione, nella sua forma più pura e alta.
la paura di morire.
il fondo lo aveva raggiunto dopo un periodo di reciproco studio che con amichevole morbosità lui aveva perlustrato in ogni direzione:poteva riconoscerne ogni antro affidandosi al solo olfatto. il boccheggio scandiva lo scorrere del tempo in un claustrofobico annaspare,un ratto in scacco in pace confusionale.
martedì 15 aprile 2008
Arcigno 15 marzo 2008
L’ARCIGNO
Periodico d’informazione e approfondimento a cura di Arci Demos.
n.2 15-03-08.
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ARCIDEMOS REPORT
LA NOTTE DELLA
La serata organizzata il primo marzo dal Demos, in collaborazione con il Circolo Arci Malabrocca, ha riscosso grande successo. Durante la lunga nottata, ospitata dal C.S.A. Baranda a Segrate (MI), sono stati proposti tanta musica, con “Fotomeccanica” e “Circo Abusivo”, e soprattutto la ricca cucina valtellinese. Il Circolo Arci Demos ha infatti curato l’aspetto gastronomico offrendo ottimi pizzocheri, i tipici panini con la salsiccia e la regina della serata: la taragna. Gli organizzatori sono molto soddisfatti vista la grande risposta da parte del pubblico milanese, che sembra essersi divertito e aver apprezzato la nostra cucina.
SCINETTI AND THE BANANAS
Il 29 febbraio si è svolto alla stazione di Talamona uno spettacolo di musica e poesia. La serata è stata aperta da Saverio Monti che ha accompagnato con sue composizioni elettroniche la voce registrata della sorella Silvia che declamava alcune sue poesie. Nonostante l’assenza di Silvia (purtroppo rimasta a casa per un piccolo malessere), Saverio ha proposto uno spettacolo che ha entusiasmato i presenti. La serata è continuata con Nicola Scinetti che, accompagnato dalle chitarre dei bananas, recitava alcune sue composizione. L’effetto creato è stato affascinante: i versi di Scinetti si mischiavano e confondevano con le sonorità sicuramente noise delle due chitarre.
L’incontro tenuto il 7 marzo con Giovanna Zugnoni si è rivelato estremamente interessante. La scrittrice del libro “A nome di… Una comunità rurale nell’Ottocento: Colico”, ha proposto un’attenta analisi di diversi aspetti della vita in bassa Valtellina e nella zona di Colico durante il XIX secolo. Gli argomenti trattati hanno suscitato grande attenzione da parte del pubblico. La passione con cui Zugnoni ha presentato il suo lavoro di ricerca storiografica ha contagiato tutti e ha portato alla scoperta di come sono avvenuti la bonifica delle paludi e gli interventi sul territorio, quali fossero le abitudini della popolazione, l’evoluzione del lavoro contadino e la formazione della scuola . L’intervento si è concluso con una riflessione sulla distanza che esiste tra il modo di vivere l’ambiente del secolo scorso e l’attuale sfruttamento irresponsabile.
SCHIZOPHONIA
Vi è mai capitato durante una passeggiata di fare attenzione agli sguardi di ogni singola persona, nell'intento di penetrare nei loro pensieri? Se il flusso di persone è elevato,dopo poco tempo uno strano senso di vertigine inizierà ad invadervi. Fortunatamente, noi siamo liberi di decidere quanto, dove e come guardare, distogliendo lo sguardo o semplicemente non dando importanza a ciò che ci si pone davanti. Ora proviamo a capire cosa accade se si traspone lo stesso esperimento dal campo della vista a quello dell'udito: a differenza dell'occhio, l'orecchio non può né indirizzarsi, né sottrarsi ai suoni del mondo esterno. Di conseguenza dovrà intervenire il cervello nel valutare se e come ascoltare ogni singolo suono: un tipo di operazione che risulta sempre più problematica nel paesaggio sonoro urbano in cui oggi siamo immersi. Il sovraccarico di informazioni sonore ci costringe ad ignorare la stragrande maggioranza dei suoni esterni, con il risultato di un azzeramento delle nostre capacità percettive: in poche parole è come se la realtà circostante subisse un progressivo impoverimento. Oltre all'aspetto quantitativo dei suoni che ci circondano in città, bisogna poi tenere conto (Murray R. SCHAFER) anche dell'aspetto qualitativo: primo fra tutti, il carattere continuo ed incessante (ronzio) dei suoni meccanici ed elettrici, capace di provocare un appiattimento della percezione prospettica e quindi una perdita dell'orientamento spaziale(1). Le nostre coordinate si dissolvono in un continuum senza né capo né coda, e tutto questo presenta delle profonde somiglianze sia con il modo di "sentire" che col modo di pensare che hanno caratterizzato il secolo trascorso (Relativismo,Postmoderno…). Basta paragonare l'ampia escursione dinamica (di volume sonoro) presente nelle sinfonie classiche con la musica super compressa dei moderni studi di registrazione, dove tutti i suoni, per "colpire" la nostra attenzione, vengono pompati a dismisura con l'unico risultato di appiattire al minimo le possibilità dinamiche di un intero brano(2). Infine, le possibilità di riproduzione dei suoni registrati danno il colpo di grazia alla speranza di risalire all'origine di ciò che udiamo, "il loro ultimo segreto", non inteso come qualcosa da afferrare, ma come qualcosa da com-prendere, in cui sia possibile ritrovare una parte di noi stessi(3). Schafer la chiama "schizofonia" (=dissociazione del suono), un termine che vuole intenzionalmente rievocare la schizofrenia (=dissociazione della mente)(4). Tutto questo ci fa capire come l'ecologia sonora sia una parte importante di una ben più ampia ecologia della mente, la quale va formandosi grazie al fitto intrecciarsi di tutti i nostri sensi, nessuno escluso. S.M
Arcigno 15 febbraio 2008
L’ARCIGNO
n. 1. 15-02-08.
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L’Arci Demos si riunisce tutti i venerdi sera alle 21.30 presso la stazione di Talamona, chiunque voglia partecipare è il benvenuto.
NEWS DA ARCI DEMOS
Venerdi 25 Gennaio al circolo Arci Demos è stato presentato lo spettacolo poetico “Ritornare a Carducci”. Durante la serata, oltre all’avvincente esibizione della vivace compagnia teatrale “Il Drago”, il “Comitato per la difesa della Val Tartano” ha sollevato il problema dello sfruttamento delle acque valtellinesi appoggiato anche del duo acustico “Przewalski” che ha proposto una canzone proprio su questo tema. L’iniziativa ha visto una buona partecipazione da parte del pubblico , che è rimasto soddisfatto dalla serata.
Il Demos non si accontenta di operare solamente in Valtellina ma si dedica anche a collaborazioni esterne. Ne è un esempio “La notte della Taragna”che avrà luogo il primo marzo presso il centro sociale autogestito “Baraonda” a Segrate (Mi). L’iniziativa, che unisce musica alla gastronomia valtellinese, nasce dalla nuova collaborazione con L’Arci “Malabrocca” che opera nell’hinterland milanese. Si spera nella grossa affluenza di persone per dare così la giusta visibilità al lavoro che Arci Demos sta sviluppando sia nel territorio provinciale sia fuori.
L’ARCI DEMOS E
Da sempre, uno degli obbiettivi che spingono l’Arci Demos è la passione per la musica. Infatti si è sempre proposto come organizzatore di concerti a livello diverso: oltre agli intimi “Rebelot live” in stazione sono stati organizzati eventi di più ampio respiro, ad esempio le feste di inizio/fine estate. In più si è scelto di fare suonare i gruppi locali (ai quali non viene data la giusta visibilità) insieme a gruppi provenienti da tutta l’Italia e dall’Europa. Ma conoscendo il panorama locale che non solo dà poche possibilità, ma che inoltre limita l’iniziativa personale, Arci Demos mette a disposizione un piccolo impianto a basso prezzo.
ATTUALITA’
Breve prospetto di quello che ci aspetta dopo il 13 aprile. A prescindere dalle etichette, dalle coalizioni, dalle alleanze, dalle dichiarazioni dei politici.
Governo di destra. Di nuovo, tutti assieme, sorridenti e col naso imbiancato. E via!
Revisione della legge sull’aborto e politica “vaticanista” in materie come la ricerca sulle cellule staminali e la legislazione sulla famiglia. Politica interna di “legge ed ordine” volta a penalizzare ulteriormente la microcriminalità, l’immigrazione illegale ed il consumo di droga, con parallela “spinta” mediatica su tematiche quali l’allarme droga, l’allarme sicurezza, l’allarme immigrazione; affiancata ad essa, effettiva connivenza con la grande criminalità (mafia, ‘ndrangheta, camorra) nella gestione degli appalti pubblici e nella gestione del potere sul territorio. Potenziamento di strutture per la segregazione dei migranti quali i Centri di Permanenza Temporanea. Disinteresse per la salute dei conti pubblici e per un’oculata gestione delle risorse economiche nazionali. Ulteriore precarizzazione del mercato del lavoro, con potenziamento di strumenti di sfruttamento quali il lavoro a chiamata o i contratti a tempo determinato e di forme di retribuzione sempre più vicine al cottimo. Smantellamento di alcuni servizi pubblici (sanità, pensioni) a favore del settore privato. Provvedimenti più o meno palesi a favore delle imprese nelle mani dell’on.
In più, tante altre cose che la mia limitata fantasia in questo momento non mi consente ancora di concepire.
Questo non è pessimismo. È una previsione la più realistica possibile, per come la vedo io, di ciò che potrebbe accadere nell’Italia 2008-2013. Se sarà smentita dai fatti, probabilmente lo sarà in peggio.
La speranza sta nei movimenti, nel movimento dei pochi la cui coscienza politica sarà sufficientemente sviluppata ed immune dal drogaggio mediatico per portarli ad interessarsi di tematiche collettive; la grande massa della popolazione rifuggirà da tutto ciò che potrà anche lontanamente sapere di “politico” e si rifugerà ulteriormente nelle gioie del privato e del benessere materiale.
RIFLESSIONI