martedì 15 aprile 2008

Arcigno 15 febbraio 2008

L’ARCIGNO

Periodico di informazione e approfondimento a cura di Arci Demos.
n. 1. 15-02-08.

www.myspace.com/arcidemos
Stazione FS - 23018 Talamona (SO)
Sede legale: via Trieste, 70 - 23100 Sondrio
arcidemos@gmail.com
arcidemos.blogspot.com
www.arcigno.blogspot.com
www.arci.it

L’Arci Demos si riunisce tutti i venerdi sera alle 21.30 presso la stazione di Talamona, chiunque voglia partecipare è il benvenuto.

NEWS DA ARCI DEMOS

TORNARE A CARDUCCI
Venerdi 25 Gennaio al circolo Arci Demos è stato presentato lo spettacolo poetico “Ritornare a Carducci”. Durante la serata, oltre all’avvincente esibizione della vivace compagnia teatrale “Il Drago”, il “Comitato per la difesa della Val Tartano” ha sollevato il problema dello sfruttamento delle acque valtellinesi appoggiato anche del duo acustico “Przewalski” che ha proposto una canzone proprio su questo tema. L’iniziativa ha visto una buona partecipazione da parte del pubblico , che è rimasto soddisfatto dalla serata.

IL DEMOS VIAGGIA!
Il Demos non si accontenta di operare solamente in Valtellina ma si dedica anche a collaborazioni esterne. Ne è un esempio “La notte della Taragna”che avrà luogo il primo marzo presso il centro sociale autogestito “Baraonda” a Segrate (Mi). L’iniziativa, che unisce musica alla gastronomia valtellinese, nasce dalla nuova collaborazione con L’Arci “Malabrocca” che opera nell’hinterland milanese. Si spera nella grossa affluenza di persone per dare così la giusta visibilità al lavoro che Arci Demos sta sviluppando sia nel territorio provinciale sia fuori.

L’ARCI DEMOS E LA MUSICA
Da sempre, uno degli obbiettivi che spingono l’Arci Demos è la passione per la musica. Infatti si è sempre proposto come organizzatore di concerti a livello diverso: oltre agli intimi “Rebelot live” in stazione sono stati organizzati eventi di più ampio respiro, ad esempio le feste di inizio/fine estate. In più si è scelto di fare suonare i gruppi locali (ai quali non viene data la giusta visibilità) insieme a gruppi provenienti da tutta l’Italia e dall’Europa. Ma conoscendo il panorama locale che non solo dà poche possibilità, ma che inoltre limita l’iniziativa personale, Arci Demos mette a disposizione un piccolo impianto a basso prezzo.

ATTUALITA’

LA PRIMAVERA
Breve prospetto di quello che ci aspetta dopo il 13 aprile. A prescindere dalle etichette, dalle coalizioni, dalle alleanze, dalle dichiarazioni dei politici.

Governo di destra. Di nuovo, tutti assieme, sorridenti e col naso imbiancato. E via!

Revisione della legge sull’aborto e politica “vaticanista” in materie come la ricerca sulle cellule staminali e la legislazione sulla famiglia. Politica interna di “legge ed ordine” volta a penalizzare ulteriormente la microcriminalità, l’immigrazione illegale ed il consumo di droga, con parallela “spinta” mediatica su tematiche quali l’allarme droga, l’allarme sicurezza, l’allarme immigrazione; affiancata ad essa, effettiva connivenza con la grande criminalità (mafia, ‘ndrangheta, camorra) nella gestione degli appalti pubblici e nella gestione del potere sul territorio. Potenziamento di strutture per la segregazione dei migranti quali i Centri di Permanenza Temporanea. Disinteresse per la salute dei conti pubblici e per un’oculata gestione delle risorse economiche nazionali. Ulteriore precarizzazione del mercato del lavoro, con potenziamento di strumenti di sfruttamento quali il lavoro a chiamata o i contratti a tempo determinato e di forme di retribuzione sempre più vicine al cottimo. Smantellamento di alcuni servizi pubblici (sanità, pensioni) a favore del settore privato. Provvedimenti più o meno palesi a favore delle imprese nelle mani dell’on.
Berlusconi. Revisione dei parametri fiscali per i ceti più abbienti del Paese. Allentamento dei controlli del fisco sulla cittadinanza e sulle imprese. Ulteriori provvedimenti di politica giudiziaria volti a sistemare una volta per tutte gli affari del sopra-citato onorevole. Pareggiamento delle erogazioni statali concesse agli istituti d’istruzione pubblici e privati. Ulteriori interventi di riforma nel settore scolastico e universitario.

In più, tante altre cose che la mia limitata fantasia in questo momento non mi consente ancora di concepire.

Questo non è pessimismo. È una previsione la più realistica possibile, per come la vedo io, di ciò che potrebbe accadere nell’Italia 2008-2013. Se sarà smentita dai fatti, probabilmente lo sarà in peggio.

La speranza sta nei movimenti, nel movimento dei pochi la cui coscienza politica sarà sufficientemente sviluppata ed immune dal drogaggio mediatico per portarli ad interessarsi di tematiche collettive; la grande massa della popolazione rifuggirà da tutto ciò che potrà anche lontanamente sapere di “politico” e si rifugerà ulteriormente nelle gioie del privato e del benessere materiale.

Finché durerà. (A.C.)

RIFLESSIONI

LA MORTE, IN UNA SOCIETA’ CHE VUOLE AVERE TUTTO SOTTO CONTROLLO

La decadenza odierna è sotto gli occhi di tutti e riguarda, in modo più o meno significativo, ogni aspetto della vita pubblica, della vita individuale e del senso esistenziale in generale. Nella società che viviamo non esiste considerazione dell’uomo in quanto tale, dei suoi bisogni e della sua tensione per qualcosa che va ben oltre i principi di mercato che governano tutto e si estendono ad ogni sfera della vita. La libertà individuale e l’autodeterminazione vengono violate costantemente senza che questo desti il minimo scalpore. Il soffocante bisogno di aver tutto sotto controllo, l’invulnerabilità percepita, la maniacale ricerca di certezze e l’assunzione di fede verso qualcosa di esterno alla propria persona porta inevitabilmente ad un clima di paura, di incertezza e di sofferenza per uno stato che non appartiene alla “natura” delle cose e che rende impossibile una vita viva. Quando si parla di vita e di benessere, di senso di soddisfazione e autorealizzazione ci si dovrebbe sempre riferire a un senso di intrinseca adeguatezza e di accordo con se stessi, definizione che risulta quasi irrealizzabile, soprattutto nel contesto in cui ci troviamo. Un aspetto di decadenza del contesto al quale mi riferisco riguarda la scomparsa dell’idea della morte. Con lo sviluppo delle più avanzate tecniche mediche, con la standardizzazione di pratiche e una certa tendenza ad approcciarsi ai pazienti rivolgendosi non all’essere umano ma al caso ed al suo “pezzo da aggiustare”, si è arrivati a demitizzare la vita, a toglierle colore e quindi a non vedere più la morte. Sempre più spesso il cuore smette di battere in un letto di ospedale; basta questo per rendere asettico e praticamente incondivisibile un momento della vita che è sempre stato visto nella storia come un momento intenso, quasi sacro. È facile capire come dal miglioramento delle tecniche di cura e dall’ampliamento delle conoscenze in campo medico si sia arrivati negli ultimi anni ad una maggiore sopravvivenza; la popolazione invecchia e malattie un tempo mortali non lo sono più. In un certo senso la paura della morte e la pretesa di immortalità ha aumentato le malattie croniche e ha allungato la vita delle persone (ovviamente non tutta, ma la parte finale). Proprio per questo l’allungamento dell’esistenza, in certi casi, può essere considerato un prolungamento della morte, l’eclissamento dell’ultima esperienza di ogni essere vivente. La fine della vita diventa così una sentenza correlata alla “decisione” del medico: è spesso questo a stabilire, tramite l’uso o meno dei farmaci e l’intervento di rianimazione o meno, il momento del decesso. Il progresso tecnologico, sotto le scelte politico-legislative e le ingerenze religiose, si arroga il diritto di conservare la vita artificialmente, di mantenere le funzioni vegetative dell’organismo, di ridurre l’uomo a componente di un processo meccanico. La morte è inafferrabile; per chiunque sia in vita c’è qualcosa di inconcepibile nel fatto che la coscienza umana, in grado di proiettarsi nel futuro, un giorno si spenga. Si parla della sensazione di esserci e della sua fine, del diritto di scegliere della propria esistenza quando questa è segnata da malattie inguaribili con le quali l’individuo convive come malato terminale o in stato vegetativo. Si può dire di possedere un futuro finché non si apprende di non averlo. È necessario allora chiedersi cosa significhi essere consapevoli della morte. E’ estremamente profondo il legame che c’è tra la coscienza della propria caducità, la certezza che un giorno si debba morire, e la volontà di ignorare questa consapevolezza. Si tratta di cercare un senso e di superare questa consapevolezza. Il “prometeo incatenato” di Eschilo afferma: “Tolsi all’uomo la vista della morte e lo resi partecipe del fuoco”. In questo caso la rimozione della morte coincide con la volontà di vivere; è un chiudere gli occhi non orchestrato da una società che toglie agli individui la capacità di scegliere e di affrontare serenamente la vita e la sua fine. E’ la stessa civiltà che parla di allungare la vita. Questo la scienza l’ha fatto. Ora bisogna allargarla, dargli respiro. (L.C.)



Nessun commento: