L’ARCIGNO
Periodico d’informazione e approfondimento a cura di Arci Demos. n.3 18-04-08.
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Arci News
Una novità degna di nota per il circolo Arci Demos è apertura del primo concorso fotografico. Il consorso è ad iscrizione gratuita e aperto a chiunque voglia partecipare. Il tema, unico vincolo del concorso, è lo sfogo. L’interpretazione al tema è però assolutamente personale lasciando così la massima libertà ai partecipanti. Il modulo di iscrizione e il regolamento del concorso saranno annunciata a tutti gli interessati mediante blog, myspace, newsletter, locandine e comunicati stampa. Per qualsiasi chiarimento o ulteriore informazione è possibile contattarci via mail, scrivendo ad arcidemos@gmail.com. Al termine del concorso, compatibilmente con i risultati ottenuti, sarà allestita un’esposizione fotografica con le opere dei partecipanti, presso la sede del circolo e presso altre sedi da definire. Tema del concorso: lo sfogo. Iniziate a scaldare gli obiettivi!
Attualità
LA VALLE VERDE
Riflessioni sconnesse sulle Politiche 2008 viste dalle Alpi Retiche
Il risultato delle elezioni politiche italiane è in parte scontato e in parte sconvolgente. Prevista era la vittoria di Berlusconi; sconvolgenti, per chi scrive, la scomparsa dal Parlamento della Sinistra, la vittoria schiacciante (65%) di Lombardo nella Sicilia fresca del caso Cuffaro –ma qui si aprirebbe un discorso molto lungo – e l’exploit della Lega Nord in tutta l’Italia settentrionale. Proprio parlando di quest’ultimo fenomeno, va detto che, se la Lega può vantare un successo in tutto il Nord, essa può tranquillamente tripudiare per il risultato ottenuto in Valtellina.
La geografia del voto leghista è agghiacciante. Alla Camera la Lega prende l’8.3% delle preferenze su base nazionale. Nella città di Milano, capitale politica del movimento di Bossi, il partito si colloca sul 12% dei voti, e il risultato nell’intera circoscrizione della Provincia di Milano (Lombardia 1) si mantiene comunque di non molto superiore (16%). Nella circoscrizione Lombardia 3 (Mantova, Cremona, Lodi, Pavia) il guadagno già inizia ad aumentare: 18.3% dei voti. Nella nostra circoscrizione (Lombardia 2: Sondrio, Como, Lecco, Bergamo, Brescia, Varese) – dove, alle scorse politiche, la Lega prese il 16.1% − si parla di 27.8%. Già questo balzo è notevolissimo. La Provincia di Sondrio regala, però, la sorpresa più grande: il 35.9% delle preferenze alla Lega. Dieci punti in più – grossomodo − rispetto ai risultati di Brescia, Como e Varese, che non sono propriamente zone ostili al movimento lùmbard. Perché questo comportamento radicale da parte dell’elettorato valtellinese? Perché questa differenza rispetto non solo ad altre Regioni d’Italia, ma anche ad altre province geograficamente e culturalmente a noi più vicine?
Il massiccio voto valtellinese per la Lega può essere letto in vari modi e risulta in parte comprensibile. Può essere letto come un voto di protesta verso un governo di centrosinistra litigioso e privo d’iniziativa. Può essere letto come un voto contro uno Stato inefficiente ed assistenzialista, che ricorre ampiamente a pratiche clientelari e di corruzione; pratiche non così radicate nella nostra provincia quanto in altre zone d’Italia. Può essere letto come un voto federalista, per un’emancipazione delle Regioni più ricche e produttive dal resto di un Paese sempre più a pezzi e in fase di declino. Può essere letto come un voto contro una classe politica lontana ed élitaria, a favore di esponenti politici che adottino un linguaggio e delle tematiche più vicine alla sensibilità popolare. Può anche essere visto, come sostiene l’on. Provera, come un premio per il buon lavoro svolto dal partito nel governo della nostra Provincia – teoria, a mio avviso, sicuramente faziosa e scontata, ma non del tutto improponibile.
Va bene. Però bisognerebbe anche che l’elettorato capisse alcune cose. Bisognerebbe capire che dietro all’estetica del partito di combattimento, duro e puro, che difende la valorosa stirpe celtica dalle macchinazioni romane, si nasconde una realtà ben più squallida: i deputati leghisti sono a Roma da più di dieci anni e sembrano ormai ben inseriti nella logica e nelle pratiche del più becero parlamentarismo italiano, che loro stessi condannano. La Lega non è un partito meno pulito di Forza Italia o dell’Udc, nonostante le apparenze: risulta essere – stando a un trafiletto pubblicato da Tito Boeri su Internazionale − il secondo partito italiano con la più alta concentrazione di candidati con precedenti penali (7% dei candidati), dopo l’Udc (9%) e prima del PdL (2%). Ciò non è indice di purezza né di una particolare integrità d’animo. Prescindendo, poi, sull’integrità ideologica dei deputati leghisti, ben propensi al compromesso almeno quanto i tanto vituperati democristiani, un’altra riflessione si presenta ai nostri occhi. La Lega ha condotto una campagna elettorale caratterizzata, principalmente, dal tema della lotta all’immigrazione e della sicurezza. I toni usati sono stati scandalosi agli occhi di chi scrive; l’elettorato valtellinese, invece, li ha evidentemente apprezzati. Ma non è un fatto paradossale che a Milano, città col più alto tasso d’immigrazione d’Italia e sicuramente città meno sicura dei ridenti paesini valtellinesi, Bossi prenda meno della metà dei voti che prende in Valtellina, terra non ancora “invasa” dagli stranieri ai livelli milanesi e certamente non particolarmente minacciata dal crimine, né micro- né organizzato? Come si può spiegare un fatto del genere? Forse il valtellinese soffre di una “xenofobia congenita”? Spero di no: credo che sia perché il valtellinese, più che problemi reali, percepisce “problemi immaginari” che non vive direttamente, ma che vede provenire da lontano, come nuvoloni neri da oltre le montagne, portati nella sua casa dai più beceri mezzi d’informazione d’Europa, e che sente come una terribile minaccia per il proseguimento della sua vita tranquilla. È vittima di un gioco creato dagli stessi vertici politici ed economici che pensa di combattere con il voto leghista, ma che in realtà non fa che incentivare: questi agitano tensioni razziste all’interno della società, a prescindere dagli effettivi problemi che essa vive, all’unico scopo di ottenere voti, mantenersi al potere e gestire lucrosamente i propri affari. Si crea mediaticamente un nesso inestricabile tra immigrazione e criminalità, ma perché non si ricorda che la maggior parte dei crimini avviene all’interno delle famiglie italiane – e lo dicono le statistiche? Ce ne ricordiamo solo per le dirette TV dai luoghi delle stragi, a quanto pare. Perché non si parla di mafia, mafia italiana doc, che ha in mano il Paese e che nei prossimi cinque anni non farà che aumentare il suo potere? Perché non si ricorda che la Lombardia è una delle primissime Regioni italiane per concentrazione di proprietà confiscate alla mafia ed attività mafiose, insieme a Sicilia e Calabria? Il valtellinese dovrebbe capire che la Lega non farà mai niente per risolvere tutto questo; non farà altro che cercare di rimuovere questi problemi dalla coscienza collettiva, tramite i media e la propaganda, a favore di un becero martellamento xenofobo che garantirà ai valorosi ed integerrimi suoi parlamentari poltrone più durevoli per una più comoda villeggiatura romana.
A.C.
INCHIESTA ALL’ITALIANA
“Report” e “Italian job”, due modi di fare inchiesta in tv
La nascita di un terzo polo tv, capace di rosicchiare mercato pubblicitario al duopolio Rai-Mediaset, è un’eventualità auspicata già da tempo per puntare ad una maggiore pluralità e qualità del prodotto televisivo e in particolare dell’informazione televisiva. La7 (Telecom), dopo un rodaggio fin troppo lungo, pare aver imboccato la strada giusta. Ne è prova la messa in onda di “Italian Job: vicende e truffe all’italiana” la domenica alle 21.30 dal 17 Febbraio per quattro puntate. Il programma fonde l’inchiesta investigativa con la candid camera grazie al lavoro dell’attore Paolo Calabresi. Colonna portante della trasmissione, attraverso le sue doti recitative, di trasformista e munito di una telecamera nascosta, Calabresi si finge di volta in volta “un altro” (senatore, rettore, giornalista). Come finto interlocutore di sindaci, senatori, cardinali, ci mostra quanto è facile fare affari sporchi nel mondo della politica e della finanza. L’idea è innovativa e di forte impatto perché ci sbatte in faccia fatti ben documentati da riprese video, e quindi impossibili da smentire e persino da commentare (in studio l’attore è sottoposto ad un finto interrogatorio che lega i video ed è pure voce narrante, commenta le inchieste principalmente con battute). Lo fa pure con una certa leggerezza ed eleganza distinguendosi da inchieste più urlate e meno pianificate che possono sfociare in clamorosi autogol (vedi il caso Sortino – Mastella a “Le Iene”) o in una grottesca caccia a Vanna Marchi (vedi Antonio Ricci). La logica del “truffare il truffatore” costringe però le inchieste di Italian Job a una brusca interruzione ogni qual volta il bluff dovrebbe cadere per chiedere conto pubblicamente dei comportamenti smascherati e denunciati dal programma. “Report” di Milena Gabanelli, di nuovo in onda da domenica 7 Marzo, non cade nell’equivoco dell’inganno ma conduce inchieste giornalistiche investigative di qualità tale da costringere l’interlocutore (dal politico al manager all’avvocato) a dare spiegazione di fatti documentati, avendo come uniche vie di fuga il silenzio o scaricare le responsabilità su altri. Un tale risultato nasce da un metodo di lavoro collaudato dalla Gabanelli e dai suoi collaboratori dal 1994 al 1996 con la trasmissione “Professione Reporter” in onda su Rai2. Dal 1997 “Report” riprende quell’esperienza e porta avanti l’inchiesta investigativa abbattendone i costi con una produzione interna di soli 3 elementi che media tra autori e Azienda. Gli autori sono freelance che auto producono la loro inchiesta con la costante supervisione dell’autore della trasmissione e poi la vendono alla Rai senza intermediatori. L'abbattimento dei costi e la libertà di azione dei video-giornalisti permette di lavorare anche 3 o 4 mesi su ogni singola inchiesta. Oltre a questa perfetta organizzazione, giornalisti come Sabrina Giannini, Bernardo Iovene, Stefania Rimini che collaborano da anni al programma, realizzano le loro inchieste con grande impegno personale e coraggio, qualità rarissime nel panorama giornalistico attuale.
La Volpe
Racconto a puntate di M.O.
"BREVE OPERETTA IN SVAGO RIFLETTENTE UN PARTICOLARE RIGIRO DI PENSIERI RIGUARDANTI CANCRO MORTE E FORSE VITA"
Capitolo primo,visione
e dunque era giunto per lui il momento in cui nel mondo degli uomini (così non succede in quello delle bestie) una persona che si spaccia per matura,responsabile e di buona cultura affronti il susseguirsi degli inaspettati eventi con la giusta altezza morale e con altrettanta fermezza d'animo.
sotto le sue occhiaie verdastre e la pelle cinerea si nascondeva mischiandosi al fondo il male.
gli era stato diagnosticato un cancro,questo in un primo momento lo aveva turbato portandolo a una qualche razza di mezza follia: un'improvvisa violenta spinta nel mondo dei miserabili.
un treno freddo.
il freddo del sentirsi oramai finito,un treno all'ultima corsa. l'ultimo tizzone ardente della speranza nata in lui aveva così ceduto con inchino al avanzata sorda dell'ombra della disperazione, nella sua forma più pura e alta.
la paura di morire.
il fondo lo aveva raggiunto dopo un periodo di reciproco studio che con amichevole morbosità lui aveva perlustrato in ogni direzione:poteva riconoscerne ogni antro affidandosi al solo olfatto. il boccheggio scandiva lo scorrere del tempo in un claustrofobico annaspare,un ratto in scacco in pace confusionale.
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