martedì 15 aprile 2008

Arcigno 15 marzo 2008


L’ARCIGNO

Periodico d’informazione e approfondimento a cura di Arci Demos.
n.2 15-03-08.

www.myspace.com/arcidemos

Stazione FS - 23018 Talamona (SO)
Sede legale: via Trieste, 70 - 23100 Sondrio
arc
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arcidemos.blogspot.com
www.arcigno.blogspot.com
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ARCIDEMOS REPORT

LA NOTTE DELLA
TARAGNA
La serata organizzata il primo marzo dal Demos, in collaborazione con il Circolo Arci Malabrocca, ha riscosso grande successo. Durante la lunga nottata, ospitata dal C.S.A. Baranda a Segrate (MI), sono stati proposti tanta musica, con “Fotomeccanica” e “Circo Abusivo”, e soprattutto la ricca cucina valtellinese. Il Circolo Arci Demos ha infatti curato l’aspetto gastronomico offrendo ottimi pizzocheri, i tipici panini con la salsiccia e la regina della serata: la taragna. Gli organizzatori sono molto soddisfatti vista la grande risposta da parte del pubblico milanese, che sembra essersi divertito e aver apprezzato la nostra cucina.

SCINETTI AND THE BANANAS
Il 29 febbraio si è svolto alla stazione di Talamona uno spettacolo di musica e poesia. La serata è stata aperta da Saverio Monti che ha accompagnato con sue composizioni elettroniche la voce registrata della sorella Silvia che declamava alcune sue poesie. Nonostante l’assenza di Silvia (purtroppo rimasta a casa per un piccolo malessere), Saverio ha proposto uno spettacolo che ha entusiasmato i presenti. La serata è continuata con Nicola Scinetti che, accompagnato dalle chitarre dei bananas, recitava alcune sue composizione. L’effetto creato è stato affascinante: i versi di Scinetti si mischiavano e confondevano con le sonorità sicuramente noise delle due chitarre.

BASSA VALTELLINA E ALTO LARIO NELL’ 800
L’incontro tenuto il 7 marzo con Giovanna Zugnoni si è rivelato estremamente interessante. La scrittrice del libro “A nome di… Una comunità rurale nell’Ottocento: Colico”, ha proposto un’attenta analisi di diversi aspetti della vita in bassa Valtellina e nella zona di Colico durante il XIX secolo. Gli argomenti trattati hanno suscitato grande attenzione da parte del pubblico. La passione con cui Zugnoni ha presentato il suo lavoro di ricerca storiografica ha contagiato tutti e ha portato alla scoperta di come sono avvenuti la bonifica delle paludi e gli interventi sul territorio, quali fossero le abitudini della popolazione, l’evoluzione del lavoro contadino e la formazione della scuola . L’intervento si è concluso con una riflessione sulla distanza che esiste tra il modo di vivere l’ambiente del secolo scorso e l’attuale sfruttamento irresponsabile.

SUONI DALL’OLTRETOMBA

SCHIZOPHONIA
Vi è mai capitato durante una passeggiata di fare attenzione agli sguardi di ogni singola persona, nell'intento di penetrare nei loro pensieri? Se il flusso di persone è elevato,dopo poco tempo uno strano senso di vertigine inizierà ad invadervi. Fortunatamente, noi siamo liberi di decidere quanto, dove e come guardare, distogliendo lo sguardo o semplicemente non dando importanza a ciò che ci si pone davanti. Ora proviamo a capire cosa accade se si traspone lo stesso esperimento dal campo della vista a quello dell'udito: a differenza dell'occhio, l'orecchio non può né indirizzarsi, né sottrarsi ai suoni del mondo esterno. Di conseguenza dovrà intervenire il cervello nel valutare se e come ascoltare ogni singolo suono: un tipo di operazione che risulta sempre più problematica nel paesaggio sonoro urbano in cui oggi siamo immersi. Il sovraccarico di informazioni sonore ci costringe ad ignorare la stragrande maggioranza dei suoni esterni, con il risultato di un azzeramento delle nostre capacità percettive: in poche parole è come se la realtà circostante subisse un progressivo impoverimento. Oltre all'aspetto quantitativo dei suoni che ci circondano in città, bisogna poi tenere conto (Murray R. SCHAFER) anche dell'aspetto qualitativo: primo fra tutti, il carattere continuo ed incessante (ronzio) dei suoni meccanici ed elettrici, capace di provocare un appiattimento della percezione prospettica e quindi una perdita dell'orientamento spaziale(1). Le nostre coordinate si dissolvono in un continuum senza né capo né coda, e tutto questo presenta delle profonde somiglianze sia con il modo di "sentire" che col modo di pensare che hanno caratterizzato il secolo trascorso (Relativismo,Postmoderno…). Basta paragonare l'ampia escursione dinamica (di volume sonoro) presente nelle sinfonie classiche con la musica super compressa dei moderni studi di registrazione, dove tutti i suoni, per "colpire" la nostra attenzione, vengono pompati a dismisura con l'unico risultato di appiattire al minimo le possibilità dinamiche di un intero brano(2). Infine, le possibilità di riproduzione dei suoni registrati danno il colpo di grazia alla speranza di risalire all'origine di ciò che udiamo, "il loro ultimo segreto", non inteso come qualcosa da afferrare, ma come qualcosa da com-prendere, in cui sia possibile ritrovare una parte di noi stessi(3). Schafer la chiama "schizofonia" (=dissociazione del suono), un termine che vuole intenzionalmente rievocare la schizofrenia (=dissociazione della mente)(4). Tutto questo ci fa capire come l'ecologia sonora sia una parte importante di una ben più ampia ecologia della mente, la quale va formandosi grazie al fitto intrecciarsi di tutti i nostri sensi, nessuno escluso. S.M


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